Il 27 settembre saremo chiamati a votare sull’iniziativa popolare “Salvaguardia della neutralità svizzera”. A sinistra, molti si opporranno perché gli è stato detto che è stata lanciata dalla destra, senza nemmeno leggere il testo in votazione. Molti voteranno no per non sostenere la destra, per cui si schiereranno con il Consiglio Federale ed Economie Suisse. Altri a sinistra provano ad argomentare diffondendo alcune posizioni che meritano un esame. Come comunisti e militanti del Partito Svizzero del Lavoro, dobbiamo avere il coraggio di andare controcorrente e smontare questi argomenti uno per uno, perché un “Sì” a questa iniziativa non è solo compatibile con i nostri valori, ma rappresenta una scelta strategica per la pace.
«L’iniziativa costringe a mantenere l’esercito, che vogliamo abolire»
Questa è un’obiezione frequente tra i compagni del PS e dei Verdi. Tuttavia, non è l’iniziativa che introduce l’obbligo di avere un esercito (che è già sancito dalla Costituzione e non sarà messo in discussione da questa votazione). Ciò che è in gioco è un altro aspetto: come sarà impiegato l’esercito? Armati lo saremo in ogni caso, ma la scelta è tra un esercito schierato (con la NATO anche all’estero) e un esercito neutrale (al servizio esclusivo della difesa del nostro territorio e della popolazione). Un vero pacifista non dovrebbe forse preferire la seconda opzione? L’iniziativa, di fatto, è un ottimo strumento contro la deriva militarista e interventista che sta trasformando il nostro esercito in una forza al servizio dell’alleanza atlantica. Votare “Sì” è un atto di pace, non di militarismo.
«L’iniziativa impedirebbe di sanzionare Israele»
Oltre alla coscienza, il diritto internazionale ci impone di agire per fermare il genocidio che Israele sta conducendo contro il popolo palestinese. Ma è proprio per questo che dobbiamo respingere la logica delle sanzioni unilaterali. L’iniziativa non dice che non si possono applicare sanzioni e certamente non impedisce ai cittadini e alle organizzazioni in Svizzera di aderire alla campagna BDS. L’iniziativa dice che le sanzioni devono essere decise dal consesso legittimo, ovvero il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La sinistra ha sempre lottato contro l’arbitrio delle grandi potenze che decidono da sole chi punire e chi no. Sanzionare Israele è giusto, ma deve essere fatto nel quadro del diritto internazionale e con una legittimità condivisa, non come un atto unilaterale che indebolisce il diritto stesso.
La domanda che dobbiamo porci è: perché gli Stati Uniti e i loro alleati, che controllano di fatto il Consiglio di Sicurezza, bloccano ogni risoluzione contro Israele? Perché una Svizzera allineata a quegli stessi alleati dovrebbe avere più credibilità o potere di cambiare le cose? Al contrario, una Svizzera neutrale e indipendente, che non si piega ai diktat di Washington o Bruxelles, avrebbe la libertà e l’autorevolezza per lavorare diplomaticamente all’ONU per sbloccare questa situazione e costruire un vero consenso internazionale per la pace.
«La neutralità è un concetto borghese»
Questa è un’obiezione di principio, spesso accompagnata da una confusione tra neutralità internazionale e “pace sociale” interna. La neutralità, per un piccolo paese come il nostro, non è un lusso, ma una necessità. E non è un concetto di destra: la sovranità popolare, l’indipendenza nazionale e la non ingerenza sono valori fondanti del movimento operaio e comunista.
Rinunciare alla neutralità significa rinunciare alla nostra sovranità, accettando di essere un “satellite” di un blocco militare ed economico dominato dagli USA e dalla NATO. È questo che vogliamo? Per un comunista, lottare per l’indipendenza del proprio paese dagli imperi è un dovere. La neutralità armata e integrale è lo strumento migliore per affermare questa indipendenza. Ci permette di essere un ponte tra Est e Ovest, Nord e Sud, di dialogare con Cuba, con la Cina, con la Russia, con i paesi del Sud Globale, senza dover chiedere il permesso a nessuno.
La neutralità è un’opportunità per la sinistra da non lasciar scappare. Non dobbiamo lasciare questo tema ad appannaggio della destra, le classi popolari non lo capirebbero. Noi dobbiamo dare un contenuto di classe e progressista alla neutralità, rivendicandola come nostra.

