Nel dicembre 2020, il consigliere agli Stati Erich Ettlin ha depositato una mozione che dice molto: i contratti collettivi di lavoro (CCL) dichiarati di obbligatorietà generale dovrebbero in futuro poter prevalere sui salari minimi cantonali, anche quando i salari previsti da tali CCL sono inferiori.

Ciò che a prima vista sembra una modifica tecnica del diritto del lavoro è in realtà un attacco ai salari legittimati democraticamente, all’autonomia cantonale e ai principi fondamentali dell’ordinamento giuridico svizzero.

Un lungo percorso verso la protezione salariale cantonale

Il dibattito sui salari minimi in Svizzera non è nuovo. Per decenni, il Paese è stato considerato un caso particolare: nessun salario minimo nazionale, ma una fitta rete di contratti collettivi di lavoro che regolano i salari per settore. Tuttavia, questo sistema presenta delle lacune, in particolare nei settori a bassi salari dove i sindacati sono poco rappresentati o per i quali talvolta non esiste semplicemente alcun CCL.

I Cantoni hanno quindi iniziato ad adottare autonomamente delle misure. Neuchâtel ha aperto la strada nel 2011, diventando il primo Cantone svizzero a introdurre un salario minimo legale – ma l’attuazione si è protratta fino al 2018, poiché gli ambienti padronali avevano impugnato la legge davanti al Tribunale federale, che ha dato loro torto. Sono seguiti Ginevra, poi il Giura, Basilea Città e il Ticino. Oggi cinque Cantoni applicano un salario minimo cantonale:

  • Cantone di Ginevra: 24,59 CHF all’ora
  • Cantone di Basilea Città: 22,20 CHF all’ora
  • Cantone del Giura: 21,40 CHF all’ora
  • Cantone di Neuchâtel: 21,35 CHF all’ora
  • Cantone del Ticino: almeno 20,00 CHF all’ora (o di più a seconda dei settori)

Parallelamente, anche alcune città hanno deciso di introdurre i propri salari minimi. Nell’estate del 2023, gli abitanti di Zurigo e Winterthur hanno approvato, rispettivamente con il 69% e il 65%, regolamentazioni comunali in materia di salario minimo: 23,90 CHF all’ora a Zurigo, 23,00 CHF a Winterthur. Il Tribunale amministrativo del Cantone di Zurigo aveva inizialmente sospeso l’attuazione, sostenendo che le città e i Comuni non fossero competenti in materia di salario minimo, competenza che spettava al Cantone. Solo il Tribunale federale, nelle sue sentenze del 12 maggio 2026, ha stabilito chiaramente che i referendum erano legali e che le decisioni del tribunale amministrativo violavano l’autonomia comunale (1). Una vittoria importante per la democrazia – che rischia ora di essere ridimensionata dalla mozione Ettlin.

Che cosa significa concretamente la mozione

Oggi si applica un principio chiaro: un CCL non deve contravvenire al diritto imperativo della Confederazione e dei Cantoni. Se il salario minimo fissato nel CCL è inferiore a quello del Cantone, prevale quest’ultimo. È precisamente questo che la mozione mira a modificare (2).

Le conseguenze sarebbero concrete e gravi. Nel settore alberghiero e della ristorazione, ad esempio, il CCL prevede un salario minimo di circa 3’700 franchi al mese per i lavoratori non qualificati – e questo può persino essere ridotto dell’8% durante un periodo introduttivo, scendendo a meno di 3’400 franchi (3). A Ginevra, invece, dove dal 2018 è in vigore un salario minimo cantonale, i lavoratori a tempo pieno dello stesso settore percepiscono più di 4’300 franchi. La differenza può raggiungere 900 franchi al mese. Per una persona che pulisce camere, serve ai tavoli o taglia i capelli, ciò rappresenta una differenza cruciale tra una vita con o senza sicurezza finanziaria.

I lavoratori dei settori quali la pulizia, la ristorazione, la parrucchieria, il commercio al dettaglio e le cure sarebbero particolarmente colpiti – ossia proprio le professioni che durante la pandemia sono state definite «essenziali», ma i cui salari figurano ancora tra i più bassi della Svizzera.

Secondo l’Ufficio federale di statistica, circa il 10,8% di tutti i posti di lavoro in Svizzera è considerato a basso salario, ossia con una retribuzione inferiore ai due terzi della mediana, che ammonta a 4’683 CHF al mese. In alcuni settori, questa quota è nettamente più elevata: nei servizi alla persona e nella fabbricazione di abbigliamento, più di un posto di lavoro su due è a basso salario. (4)

Una violazione annunciata della Costituzione

Colpisce constatare quanto siano state chiare e diffuse le critiche a questa mozione – e quanto poco ciò abbia interessato la maggioranza parlamentare. Il Consiglio federale ha raccomandato di respingere la mozione, sostenendo che le leggi cantonali godono di una legittimità democratica superiore a quella di un CCL, che rientra nel diritto privato. Inoltre, secondo il Codice delle obbligazioni, il diritto cantonale imperativo prevale su un CCL.

Peraltro, 25 Cantoni su 26 si sono opposti al progetto (5). Solo il Cantone di Obvaldo – da cui proviene il consigliere agli Stati Ettlin – ha sostenuto questa iniziativa. Una simile unità dei Cantoni è eccezionale. Dimostra che qui non si tratta di una questione tecnica di dettaglio, bensì di un attacco fondamentale al federalismo. Nonostante ciò, il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati hanno ignorato questo fronte di rigetto senza precedenti.

Nonostante l’opposizione del Consiglio federale, il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati hanno adottato la proposta. Essa è stata sostenuta dai gruppi parlamentari dell’UDC, del PLR e del Centro. L’argomentazione dei sostenitori era rivelatrice: Philipp Matthias Bregy (Centro) ha ammesso apertamente che questa decisione creava un «conflitto tra democrazia e partenariato sociale» (6) – pur ritenendo comunque il progetto conforme alla Costituzione. Marcel Dobler (PLR), dal canto suo, ha definito senza mezzi termini i salari minimi «distruttori di posti di lavoro». Questi due argomenti ignorano ciò che i risultati delle votazioni a Ginevra, Neuchâtel, Zurigo e Winterthur hanno mostrato senza equivoci: la popolazione vuole salari minimi – e in particolare salari che permettano realmente di vivere.

I diritti popolari, vittime collaterali

L’aspetto democratico è particolarmente scioccante. In diversi Cantoni e città, gli elettori hanno deciso i loro salari minimi alle urne – spesso con un’ampia maggioranza e dopo lunghi dibattiti politici. A Neuchâtel sono passati sette anni tra il referendum e l’effettiva attuazione nel 2018, perché i datori di lavoro hanno utilizzato tutti gli strumenti giuridici a loro disposizione per bloccare il risultato. A Zurigo e Winterthur, cittadine e cittadini hanno dovuto anch’essi attendere anni prima che il Tribunale federale si pronunciasse, dopo un chiaro «sì» alle urne.

I contratti collettivi di lavoro sono regolamentazioni settoriali e non devono scavalcare la volontà delle cittadine e dei cittadini. Eppure è proprio questo che consentirebbe la mozione Ettlin: un contratto settoriale negoziato dalle parti sociali – senza una legittimazione democratica diretta – avrebbe più peso della volontà espressa dagli elettori locali. Ciò non è solo discutibile sul piano giuridico, ma costituisce anche un pericoloso precedente. Se il Parlamento può in questo modo aggirare referendum scomodi, si pone la domanda: quale sarà la prossima decisione espressa alle urne a diventare soltanto un semplice pezzo di carta?

Chi paga quando i salari non bastano?

Dietro questo dibattito tecnico si nasconde una questione fondamentale di politica distributiva. Roland A. Müller, direttore dell’associazione padronale, ha alimentato il dibattito dichiarando: «Non spetta ai datori di lavoro garantire un salario che permetta semplicemente di provvedere al proprio sostentamento». La conseguenza è semplice: quando i salari non bastano per vivere, subentrano le autorità pubbliche – attraverso prestazioni complementari, assistenza sociale e riduzioni dei premi. La collettività, cioè i contribuenti, sovvenziona così indirettamente le imprese che traggono profitto dai bassi salari. I profitti vengono privatizzati, i costi socializzati.

Nella città di Zurigo, circa 17’000 persone guadagnano meno di 23 franchi all’ora per un impiego a tempo pieno. Sono persone che lavorano e che, nonostante ciò, fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Il Tribunale federale ha inoltre precisato che un salario minimo fissato dallo Stato non è assistenza sociale: serve proprio a impedire che qualcuno si trovi in questa situazione. (7)

Conclusione

La mozione Ettlin va ben oltre una semplice modifica del diritto del lavoro. Costituisce un attacco all’ordinamento federale, una relativizzazione dei risultati dei referendum e un segnale chiaro che gli interessi economici di determinati settori prevalgono sulle maggioranze democratiche. Il Consiglio federale lo ha capito. Venticinque Cantoni lo hanno capito. Centinaia di migliaia di lavoratori impiegati in posti di lavoro a basso salario lo sperimentano quotidianamente. Il Parlamento, invece, lo ha ignorato.

I partiti di sinistra e i sindacati oppongono una ferma resistenza. Ma proprio i sindacati si trovano di fronte a un dilemma sistemico: sono orgogliosi dei risultati ottenuti nella negoziazione paritetica dei CCL e hanno difeso per decenni questo strumento come mezzo essenziale di protezione salariale. Sostenendo ora contemporaneamente salari minimi fissati dallo Stato, che si applicano parallelamente ai CCL e possono, se del caso, superarli, indeboliscono in parte le proprie strutture di partenariato sociale.

È un dilemma sincero: in alcuni settori, i salari fissati dai CCL semplicemente non sono più sufficienti. Ma chi riconosce questa realtà deve anche accettare che il sistema del partenariato sociale ha raggiunto i suoi limiti in questi ambiti – e che gli interventi dello Stato non ne sono il nemico, bensì il complemento.

Fonti:

  1. https://www.stadt-zuerich.ch/de/aktuell/medienmitteilungen/2026/06/bundesgericht-heisst-kommunale-mindestloehne-gut.html
  2. https://www.newsd.admin.ch/newsd/message/attachments/85827.pdf
  3. https://gastrosuisse.ch/assets/de/recht/l-gav/gastgewerbliche-loehne/gastrosuisse-tabelle-mindestloehne-l-gav-2026.pdf
  4. https://www.bfs.admin.ch/bfs/de/home/statistiken/arbeit-erwerb/loehne-erwerbseinkommen-arbeitskosten/lohnstruktur/kaderloehne-tiefloehne.html
  5. https://www.newsd.admin.ch/newsd/message/attachments/91148.pdf
  6. https://www.parlament.ch/de/services/news/Seiten/2025/20250617111556826194158159026_bsd106.aspx
  7. https://tsri.ch/a/bundesgericht-erklaert-mindestloehne-in-zuerich-und-winterthur-fuer-gueltig