Il Partito Svizzero del Lavoro si oppone agli accordi bilaterali III firmati dal Consiglio federale. Questi accordi mettono in pericolo la sovranità della Svizzera e portano all’adozione di una legislazione profondamente neoliberista che minaccerebbe il settore dei servizi. Il POP-PSdL si batterà per il loro rifiuto in sede di votazione.

Il Partito Svizzero del Lavoro (POP-PSdL) prende atto della decisione del Consiglio federale di adottare il pacchetto di accordi con l’UE (Bilaterali III) e di trasmetterlo all’Assemblea federale. Una votazione popolare potrebbe aver luogo al più presto nel 2027, ma più probabilmente nel 2028.

Il POP-PSdL ribadisce la sua opposizione a questo pacchetto di accordi e lo combatterà in votazione. Le eccezioni negoziate con l’UE, che lo rendono “meno peggio” del defunto accordo quadro, non sono altro che eccezioni a una logica immutata, che rimane inaccettabile; ovvero un meccanismo che rende obbligatorio per la Svizzera l’adattamento unilaterale “dinamico” del proprio diritto a quello dell’UE nei settori coperti dagli accordi, in cambio di un accesso al mercato comune dell’UE. Ciò, sotto pena di “misure di compensazione” (in chiaro, ritorsioni) da parte dell’UE.

Alexander Eniline, co-presidente del POP-PSdL, afferma: «Con una tale ripresa unilaterale di un diritto straniero e della sua evoluzione futura, obbligatoria e sotto minaccia di ritorsioni, la democrazia semidiretta sarebbe svuotata di senso e la sovranità della Svizzera non avrebbe quasi più realtà.»

E non si tratta della ripresa di un diritto qualsiasi, ma di un diritto fondamentalmente neoliberista – così come voluto dai trattati fondatori dell’UE – ampiamente deciso da istanze tecnocratiche senza mandato democratico e imposto con la forza ai popoli. Il modo in cui l’UE ha messo sotto tutela i paesi membri e ha imposto loro politiche di austerità brutali – in particolare alla Grecia per punire il suo popolo per aver votato “male” – non ricorda fin troppo la sua vera natura. Una liberalizzazione ancora più spinta del mercato, la messa in discussione delle regolamentazioni e dei servizi pubblici in nome del corsetto neoliberista iscritto nel diritto dell’UE, non è un futuro che vogliamo.

L’accordo sull’elettricità è particolarmente inaccettabile. Implica l’apertura totale al mercato, il che minaccia i monopoli pubblici dell’elettricità e i servizi pubblici in questo settore. Un’apertura al mercato inammissibile in sé, e ancor più in questo periodo di emergenza climatica. L’energia è un settore strategico, che deve poter essere pianificato dai poteri pubblici a lungo termine.

Si sente dire che un riavvicinamento con l’UE sarebbe indispensabile di fronte agli USA di Trump. Il POP-PSdL respinge questa affermazione: l’UE non costituisce affatto un baluardo contro gli USA, ma un agglomerato di paesi subordinati all’Impero. Quando Donald Trump ha introdotto le sue tasse doganali (riconosciute ormai illegali dalla sua stessa Corte Suprema), la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, invece di tenergli testa, si è affrettata ad andare a umiliarsi in un golf privato del presidente statunitense per firmare un accordo di sottomissione. L’UE, e la maggior parte dei governi dei suoi Stati membri, non hanno nulla da ridire contro la guerra criminale condotta dagli USA e dall’entità sionista contro l’Iran e il Libano, quando non la sostengono. E quando uno dei suoi paesi membri, la Spagna, tiene finalmente testa all’amministrazione Trump, non riceve quasi alcun sostegno da parte dell’UE.

Ebbene, nulla è più prezioso dell’indipendenza e della libertà. Se non vogliamo che il futuro del nostro paese sia deciso dagli eurocrati – e dalle lobby capitaliste per cui lavorano – se vogliamo poter fare della Svizzera un paese più giusto di quanto lo sia attualmente, bisogna rifiutare i Bilaterali III.